L'ANGOLO DEL MUSICISTA
martedì 06 marzo 2007
Marzo 2007, dopo l'entusiasmo di fine anno 2006 e l'inizio scoppiettante di questo, mi sembra di notare un atmosfera abbastanza d'attesa e preoccupata.
Mi capita di parlare con molta gente prima e dopo i concerti ( a volte pure durante) e noto a tutti i livelli una certa diffidenza nei confronti del futuro.
Ho sempre dichiarato che noi nati negli anni '70 siamo stati leggermente un pò più 'sfigati' essendoci trovati probabilmente nell' unico inizio secolo che non abbia portato innovazioni e rivoluzioni particolari ( come invece era stato ad inizio '800 e '900), anzi ha portato solo cose vecchie: La guerra, a dimostrazione che l'uomo fondamentalmente ( quello di potere!!) è sempre uguale se non peggio.
Ma per questo non sono d'accordo con chi vive solo per portare a casa la propria giornata e basta, su chi sputa continuamente su tutto e non muove un unghia per cercare di cambiare qualcosa che non va e su chi anche potendo non lo fa.
Io non penso di essere la persona adatta per dare consigli, sono il primo a lottare quotidianamente con le proprie pigrizie fisiche ed intelletuali, ma come diceva un amico cerco di seguire un detto che diceva: ' Alzati ogni mattina e vivi la giornata come se avessi uno scopo...'
Per questo in ogni concerto ci metto l'anima e l'allegria di chi è convinto che possiamo tutti rendere questa esistenza migliore partendo dalle piccole cose e che se tutti ci provassimo, magari insieme, questo bel paese su cui tutti sputiamo sfruttandolo per benino potrebbe migliorare notevolmente anche se non è nella nostra indole.
Io ci provo e se sbaglio ricomincerò imparando e fanculo ai cinici che ridono solo dei loro successi perchè solo quelli gli rimarranno, ma non avranno mai un cuore che possa scaldarli....
Enrico Zani

martedì 21 marzo 2006
QUEL GENIO DI JOHN BELUSHI
Che dire di colui che mi sono “tatuato” sul braccio, ma soprattutto nel cuore e nel mio modo di fare spettacolo.

Ebbene, penso che sia alquanto semplicistico (ed anche un po’ idiota…) dire che era il solito artista holliwoodiano che non avendo un cazzo da pensare, si drogasse e basta (Dio salvi Uncle Jack).

La sua carriera è stata precisa e corretta nella sua pratica genialità, folle ed innovativa nella sua comicità, forte e piena d’anima nella sua musica, che poi è stata la colonna sonora della sua purtroppo breve esistenza.

Belushi guitto, Belushi comico intelligente, Belushi “Bluto”, Belushi cantante e “riscopritore” del “soul” più intimista e spregiudicato.

Dal teatro alla radio e poi al grande schermo ed infine al cinema, mattatore di una scena che ancora parla di lui e canta con lui.

A gente come me è rimasto dentro ed ha insegnato tanto e tanto potrebbe insegnare ancora ai giovani comici e musicanti di oggi.

Ai tempi del film Blues Brothers (1980) l’America viveva quel momento in cui i musicisti volevano fare i comici ed i comici i musicisti, mentre oggi abbiamo molti seri musicisti che non sanno di essere degli ottimi comici e John invece, era quell’ insieme poliedrico del sapere fare tutto sul palco senza schemi o filtri che minassero la sua praticità lavorativa.

Dicono che fuori dal suo lavoro fosse una persona seria e tranquilla, che scrivesse i suoi appunti sopra tutto quello che gli passava per le mani, fazzoletti di carta, pacchetti di sigarette e si presentasse con le idee scritte così, quindi non un modo di fare approssimativo, ma un modo di essere artista in quella maniera.

Si sono spese parole, articoli, interviste ed io penso di non essere la persona più adatta a scrivere di lui anche perché sono molto di parte essendo un suo Fan sfegatato e devoto.

Stessa devozione che però ho riscontrato nel mio periodo da musicista blues negli States, dove ho avuto la fortuna di conoscere alcuni dei suoi musicisti, ascoltando storie ed aneddoti su di lui ed appunto riscontrando da parte di tutti quel rispetto, sia per il Belushi artista che per il Belushi uomo.

Ho visto i suoi film varie volte ed oltre ai più conosciuti ( Hanimal House e Blues Brothers), vorrei consigliarvi se riuscite a trovarlo “Chiamami aquila”, probabilmente l’unica pellicola in cui troverete il personaggio che più si avvicina al vero John Belushi uomo e che ci fa capire la sensibilità di colui che è passato troppo velocemente per essere completamente compreso nel suo insieme.

Pochi giorni fa ho visto un intervista ai suoi amici e collaboratori storici, da Dan Aykroyd a John Landis per poi passare al suo manager Bernie Brillstain e suo fratello Jim e non dimentichiamo gli amici musicisti, James Taylor, Keit Richards e tanti altri, ed in tutti parlando della sua morte c’era un comune denominatore: la rabbia immensa perché non avrebbero più potuto vederlo e questa, a mio avviso è la più grossa eredità che un uomo possa lasciare ai colleghi, agli amici ed anche a quelli che come me non lo conoscevano ma ammiravano.

Grazie John per le cose che hai fatto, anche gli errori, perché da quelli impariamo tutti e ti assicuro che ogni volta che suoneremo “Sweet home Chicago” faremo la nostra piccola parte in modo che nessuno si dimentichi di te.

Enrico Zani (www.gliamicidituamogle.com)


domenica 20 marzo 2005
LE FREEWAY - scritto da Fello per www.states4u.com
Prima di scrivere questo trafiletto sono stato dieci minuti a ricordarmi la sensazione di sicurezza e di libertà che mi ha dato la prima autostrada americana che ho percorso guidando. Mi trovavo 30 miglia fuori da S. Francisco, di sera tardi, avevo atteso una vita l’auto a noleggio da un Messicano che perdeva tempo a farsi il segno della croce ad ogni “enter” che inviava al suo computer; 2 interminabili ore in pantaloncini corti e maglietta spavalda, con l’equivalente di 15,5 gradi, reduce da una giornata da turista su e giù per la downtown a piedi per non so quante miglia, affamato e incazzato perché non ci avevano confermato l’albergo per la notte stessa, con la carta di credito bloccata e con il mio fido navigatore Perro che litigava con la sola cartina in coreano che esisteva in tutti gli U.S.A.: insomma ce le avevamo addosso tutte…
Ma eccola là la 101, l’autostrada più grande ed illuminata che avessi mai visto in vita mia; mi accoglieva tra i suoi spartitraffico stroboscopici come se volesse avvinghiarmi tra le sue gambe: cinque corsie per ogni senso di marcia sulle quali le ordinate luci dei veicoli sembravano un’infinita fiaccolata di Capodanno con quattro mesi d’anticipo e le decine di svincoli a ponte che da lei si diramavano mi rammentavano le piste Polystil dei miei più proibiti sogni infantili. Migliaia di auto che viaggiavano parallele, tutte alla stessa velocità…
Pensai per un momento che le nove ore di fuso orario cominciassero a darmi dei seri problemi di concentrazione e mi misi a colloquiare con il mio fido condivisore di avventure e mi ci volle una frazione di secondo per capire di essere di nuovo nel mondo reale: ero nella direzione opposta, verso la Uptown, non proprio un bel posticino… Poi, dopo 2600 miglia cominci a non sentirà più quelle strane sensazioni trasmesse dalle infinite strade americane, ed è qui la cosa triste….Sì è triste quando torni a casa e ti accorgi che la A4 la attraversavi tutte le mattine a piedi per andare a far colazione…continua su States4u.com


venerdì 14 gennaio 2005
MA NOI RAPPETTARI, LE BRAGHE LARGHE, LE PORTIAMO PERCHE’ CI SIAMO CAGATI ADDOSSO O PERCHE’ NE ABBIAMO LE PALLE PIENE??

Beh…Io propenderei per la seconda opzione, anche perché a nessuno fa piacere ammettere di essersi cagato addosso…tantomeno a me, che sono il Maniac!!
Ma lasciate che mi presenti, per quei pochi umani erranti che ancora non lo sanno (nel bene o nel male, più o meno tutti mi conoscono…)
Nasco 28, quasi 29 anni fa, nella ridente cittadina di Brescia e a 14 anni ho cominciato ad ascoltare, assaporare, assimilare la musica rap…quasi solo americana.
Non ci capivo effettivamente una togna (non ci capivo niente, ndr) di quello slang americano masticato e sputato con tanta rabbia dai “niggaz” dei projects americani, ma la musicalita’ era tale da farmela apprezzare lo stesso, spingendomi a fare, per ogni pezzo che ascoltavo, un poderoso headbangin’ (muovere la testa avanti e indietro come un invasato) procurandomi poi poderosi emicranie!!
Fino a quando, un giorno, accumulato un background sufficiente (scusate se uso tanti termini in inglese, ma fa fico) ho deciso di dedicarmici “anim’e core” e di scrivere qualche testo.
Nel rap, almeno 12 anni fa, non serviva suonare o saper suonare uno strumento, ma bastava avere un campionatore o un computer per “usufruire” della musica già esistente e produrre qualcosa di nuovo…quindi, e lo dico per chi se ne intende di politiche ambientali, il rap è riciclaggio, a volte anche di soldi ma questa è un’altra storia.
Quindi con la mia Amiga 500 (remember amiga?? Commodore??) ho cominciato a saccheggiare qua e la e a registrare qualche pezzo demo..cosi’…pour parler..(azz..anche il francese adesso? Ragazze..la mia mail è a fondo pagina)…
Fino ad arrivare, nel 2001, alla prima uscita discografica ufficiale con il cd “Affari sporchi – l’album”, autoprodotta e distribuita pero’ in tutta Italia e in parte dell’Europa da Vibrarecords.
Ok..dopo avervi annoiato con una piccola cronostoria, facciamo un po’ di chiarezza..
Avete domande??
-Si, lei laggiu’ con la mano alzata, dica pure..
-Si professore volevo sapere la differenza tra rap e hip hop.
Dunque, rap è musica, hip hop è cultura.
L’hip hop racchiude il rap, il breaking, il djing e il writing, ossia le 4 arti : microfono, giradischi, graffiti, ballo.
Sono i 4 vettori attraverso cui arriva l’hip hop nelle vostre teste.
E non fatevi ingannare : l’hip hop non è quello che vedete in televisione, che imparate a ballare nelle palestre, che ascoltate in qualche locale fighetto prima che cominci la house (tra l’altro nuff’ respect per la house).
Si rischia di cadere nella retorica..ma l’hip hop nasce in strada e per la strada, dice delle verita’, esalta delle doti, accende dei sentimenti..
Se avete visto e sentito suonare il dinamico duo “gli amici di tua moglie” vi sarete accorti che dietro tanta comicita’ (ragazzi, qua vi ho risparmiato) c’è soprattutto passione e sentimento.
Lo stesso che un MC prova quando improvvisa col microfono, un dj scratcha sui Technics SL 1200, un Breaker balla e gira sul linoleum o un writer lascia un trow up sui muri di notte, cercando di non essere visto.
Quindi dimenticate tutto quello che avete pensato fino ad oggi di quelli che vanno in giro con le braghe che gli toccano quasi terra…dietro quei ragazzini o ragazzacci (come il sottoscritto) non c’è la semplice appartenenza ad una moda…ma tanta passione e talvolta, per chi come me si ostina a far musica in un merdosissimo mercato musicale italiano, tanto sacrificio!!!
Dio benedica Gli Amici di Tua Moglie… peace
Maniac.





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